sabato 22 giugno 2013

La nostra gioia è nel cuore del mondo

Sono numerosissime le teorie (filosofiche e religiose prevalentemente) che tentano di spiegare almeno alcune di quelle questioni esistenzali che l'uomo si pone dal momento in cui la prima scintilla evolutiva rese un essere vivente capace di riconoscere la sua esistenza stessa. L'eternità e la proprio limitatezza a confronto;Il non saper a quale patria appartenere,camminare senza sapere verso dove andare e,soprattutto,chi ci ha mandati. Essere faccia a faccia con i propri limiti (pale blue dot nell'universo e succubi di Madre Natura*).
Tutte queste cose hanno portato l'uomo,nel corso della sua evoluzione sociale,a creare dei modelli che attenuassero la sua instabilità e che giustificassero in parte le sue debolezze. Ma se alcuni temi come la vita,il post mortem e l'eterno hanno trovato una soluzione attraverso la mediazione divina,resta invece tuttora discusso e ritenuto quasi soggettivo quello che la vita stessa si propone come suo obiettivo finale. Le correnti filosofiche a proposito si sono distinte sin dall'antichità in chi riteneva giusto approfittare di questa unica occasione di poter godere dei propri sensi per vivere alla ricerca del piacere del momento (c'era chi preferiva darsi al gioco,e chi invece preferiva il combattere piuttosto che il viaggiare,le donne,le ricchezze materiali,etc) e chi invece dedicava la sua vita intera ad una condotta morale piu sobria.
 Le religioni,invece,propongono nel loro programma politico schemi in sostanza simili ma che eccessiva devozione** e evoluzione culturale possono storpiare fino a renderli molto pericolosi. E' il caso di un fanatismo religioso che porta alle guerre sante o al sacrificare la propria vita nel nome di un Dio che l'altro non riconosce e che quindi deve essere annientato. Per non parlare delle scissioni di genere e di orrende torture che solo menti malate provenienti dall'uomo sono capaci di architettare. Ammirevole è invece la morale cristiana (cosi come molte altre di cui non tratto,vista la mia troppo superficiale conoscenza di queste) che propone uno stile di vita egualitario,innovativo (aihme,termine ancora oggi adatto) e comunitario. L'aiutare il prossimo diventa cosi fulcro di una vita vissuta per portare il messaggio di una salvezza interiore raggiungibile attraverso la buona azione e il sacrificio,nel caso cristiano visti come mezzo per raggiungere Dio.
 Ma la vita può essere solamente un mezzo per dimostrare di avere i requisiti per strappare questo ticket per il paradiso? Certamente non sono io a poter rispondere a questo domanda,quello che è certo è che questa scommessa in Dio*** (se fatta) non deve trattenerci dal percepire il valore della vita stessa,il significato che fare del bene possiede veramente e il saper apprezzare ogni cosa di questo mondo. E allora,dove sta la felicità? C'è chi vede la felicità in un tramonto all'orizzonte,chi in un gattino che fa la fusa,chi in una gita in barca con gli amici,e chi a tavola con la propria famiglia,c'è chi in una bella passeggiata trova il segreto della gioia,e chi la trova ascoltando della musica suonata da un uomo col sorriso nel cuore. Io credo che la vera felicità sta nel procurare la felicita degli altri. E' meraviglioso vedere qualcuno sorridere. Ma quando quella persona sorride per merito nostro allora la cosa è talmente bella che a momenti a dover ringraziar è proprio colui che il bene l'ha fatto. Quando si fa del bene non bisogna aspettarsi nulla in cambio. La completa dedizione alle necessità dell'altro e il riuscire a portare gioia e serenità a qualcuno ci ha reso necessari per il mondo. Utili alla vita. Semplicisticamente parlando, il non aspettarsi nulla non procura delusioni nel caso l'altro non possa effettivamente offrire qualcosa;se invece puo farlo,la gioia della sorpresa può essere ancora maggiore! Ma è altrettanto vero che un grazie sincero,ed un sorriso stampato in volto,con quegli occhi che brillano di luce d'amore,sia un dono talmente grande che nessun grande magazzino puo mai procurare,a nessun prezzo.
Risulta percio che lo scopo della vita sia proprio il rendere felice gli altri,e di conseguenza essere felici noi stessi. Teniamolo a mente quando stiamo per deludere qualcuno,o tentiamo di ingannare qualche persona. E impariamo a leggere nel cuore di ciascuno. Rimbocchiamoci le maniche,e impariamo che anche le ricchezze materiali servono solamente a renderci capaci di aiutare gli altri. Impariamo a dare il nsotro meglio e ad aiutare gli altri in ogni circostanza. Lo scopo della vita è essere felici!

 *a proposito:'dialogo della natura e di un islandese' (G.Leopardi,Operette morali 1827) 
 ** fanatismo: farsi 'fanaah' ,annichilimento,distruzione,nell'amore per il divino 
*** Scommessa di B.Pascal

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